Firenze 25/11/2007

 

Tredicesima portafortuna

Davide Bonucci

 

Ne parlavo con Carlo, compagno per lunghi tratti della gara, mentre superavamo la zona di Campo di Marte: la crisi del 35° Km è tutta mentale, è il cervello che dice al fisico di tirare i remi in barca perchè ha paura di spremere troppo il corpo e di farlo infortunare. E quindi l'allenamento è una specie di "trucco" per convincere la mente a "non rompere" dopo la terza ora di corsa.

Questa teoria è passata inosservata sul momento ma mi è tornata utilissima circa 15 Km dopo, al momento del vero e inevitabile botto delle Cascine, ampiamente previsto. Me lo sono lasciato scivolare addosso, quando provavo a spingere per superare altri compagni di crisi, ugualmente cotti. Quando i palloncini delle 4 ore mi risuperavano per la terza e, credevo, definita volta. Uno smacco, per me che puntavo ad un tempo sulle 3 ore e 50. Sono 5 Km in cui tutte le fatiche precedenti si ripropongono, tutte assieme, presentando un conto salatissimo per cosce, polpacci, ginocchia, caviglie, tutti dolori che solo un maratoneta conosce fino in fondo e sa quale intensità di disperazione fisica e mentale si possa toccare in quei frangenti. Fatico a stare sotto i 6'/Km e sembro destinato al botto finale. Sopporto senza forzare, finchè mi torna in mente la teoria della mente e del corpo, per brevità chiamiamola "teoria Campo di Marte". Decido quindi di far finta di niente e che stavolta le gambe lunghe che mi ritrovo possono fare il miracolo. Riprendo a spingere fregandomene della pesantezza e di tutto il resto, comincio a pensare che posso battere il mio record di 3.53, che posso farcela a concludere a meno di 5'/Km dopo aver corso per tutta la gara a 5.25-5.30-5.40 fino ai 5.55 delle Cascine. Sembra una pazzia ma ci provo, sono solo 6 Km... Non ho una grande base di allenamento quest'anno, mi mancano i grandi volumi e la qualità delle ripetute, ho solo un po' di gare più lunghe sulle gambe, niente di più. Fa lo stesso, esco dalla razionalità e mi butto nel campo della follia, vado, spingo, stringo i denti e comincio a superare. Respiro profondamente, mi concentro e guardo solo per terra, non mi voglio far distrarre da niente, solo il mio respiro e i passi che mancano alla fine, da fare più svelti possibile. Aumenta la fatica ma passano i dolori e le gambe pesanti.

Pieno di adrenalina e col fiatone grosso, faccio una gran ginkana superando un bel gruppo di podisti fino alla fine delle Cascine, il 37° Km a 5.22, va meglio. Punto quindi i palloncini rosa delle 4 ore, esattamente come feci a Venezia un anno fa. Anche lì finii benissimo e qui devo fare altrettanto, si può fare! Mi incito da solo, non vedo nient'altro che l'obiettivo del gruppo del pacemaker. Accelero, accelero ancora, non sento più la fatica, l'adrenalina è un potente antidolorifico, lo so e cerco di gasarmi da solo, così da produrne il più possibile. Concentratissimo, mi allargo su un marciapiede per superare il gruppo dei 30-40 podisti delle 4 ore, una manovra incredibile se penso che sto correndo da 3 ore e 35'. Mancano meno di 20', devo dare ancora di più, niente di intentato, vedo il cronometro, viaggio a 5'05''/Km, va benone. Siamo sul Lungarno Vespucci, supero Franco, in crisi a causa delle ginocchia (ancora loro, maledette). Supero un’altra coppia di amici, anche loro a passo. Ne traggo maggior forza, pensando che di solito sono podisti da 3.20-3.30 in maratona. Finalmente si passa a fianco del Ponte Vecchio, poi Piazza della Signoria, Calzaioli, bellissimo passaggio, l'incitamento lo sento come una eco lontana ma serve. Duomo, ristoro del 40° Km, lo salto quasi completamente, giusto un po' di tè per eccitarmi ulteriormente. Comincio a scattare come se stessi facendo del fartleck o degli allunghi di 100 mt, non so proprio da dove esca tutta questa energia, mi stupisco di me stesso. Sgomito e mi faccio strada, come fosse l'ultima gara della mia vita. Via del Proconsolo, via Ghibellina, spingo spingo, non mollo un metro, sorpasso di netto chiunque mi si proponga davanti. Arriviamo in zona Archivio di Stato, 41° Km, è quasi fatta, sgrano gli occhi sul cronometro, l'ultimo Km l'ho fatto in 4'48''!. Vedere la fatica di coloro che supero e la facilità (solo apparente) con cui tengo al massimo la mia tensione di corsa mi da ulteriore forza. Lungarno e poi giro alla Biblioteca Nazionale verso la piazza, vedo il cartello dei 42 e il tappeto ma non vedo il traguardo e non vedo il tempo ufficiale. Nel dubbio mi butto alla disperata continuando a superare fino all'ultimo metro. 195 metri interminabili, stop al cronometro, 3.52.33 il mio real time, è record! Urlo e stringo i pugni come se avessi vinto io. Migliorata Reggio Emilia di 33 secondi, pochi ma preziosi. Firenze era la mia tredicesima maratona. A noi podisti basta così poco per essere felici...