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Due righe sulla TCE (Traversata Colli
Euganei) |
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Scritto da ROBERTO AMADDII
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Dovendo soddisfare la mia voglia di fare un Trail impegnativo la mia scelta era caduta sulla Traversata Dei Colli Euganei (42 km 2000mt di dislivello) ormai chiamata TCE per un modo comune dei trailers di chiamare le gare per sigle (es. UTMB stà per Ultra Trail Monte Bianco, LUT sta per Lavaredo Ultra Trail etc.) . Me ne avevano parlato bene e avevo seguito sul forum di ”Spirito Trail” tutti i commenti, si parlava di organizzazione perfetta e certo che se una manifestazione giunta alla 27^ edizione chiude le iscrizioni un mese prima deve essere una garanzia per forza. Quindi il sabato con mia moglie iscritta alla corta (?) di 21 km partiamo alla volta di Villa Di Teolo in provincia di Padova. Arriviamo in un minuscolo paesino, si respira aria di festa saluto qualche amico e la sera siamo tutti insieme a cena, tra un piatto di pasta e un bicchiere di birra si parla di imprese, io mi sento un principiante in confronto si parla di dislivelli e di gare con chilometraggi da manicomio, siamo in un mondo di pazzi scatenati. Al mattino levataccia, si parte alle otto, colazione, preparo lo zaino con barrette, gel e borraccia, farà caldo la sera prima il termometro sfiorava i 30° e prevedendo di stare in gara sulle 5/6 ore mi devo premunire, dopo un breve briefing si parte clima di festa usciamo dal paese e appena la strada sale iniziamo a camminare,parola d’ordine risparmiare le energie la gara è lunga, nella gara ci sono da oltrepassare tre colli il primo siamo sui 530 mt slm e lo raggiungeremo dopo 9,5 km ma siamo partiti da 30 mt slm. Si sale su carrarecce e sentieri di bosco in gruppo ma regna il silenzio, raggiunta la prima vetta si scende si tratta di discesa tecnica, sentieri ripidi nel bosco, l’organizzazione ha messo addirittura delle funi per reggersi, ma io mi fiondo a valle tra un albero e l’altro a mò di Tarzan, il dislivello riscende dopo 20 km risiamo sotto i 100 mt, mi aspetta la parte più dura, sto bene, ogni tanto il pensiero va a Paola penso che mi maledirà per averla iscritta alla 21 km, ma ormai siamo in ballo, i ristori sono ben forniti, ogni tanto fetta biscottata e marmellata e un bicchiere di chinotto, riempio la borraccia che mi è veramente utile, fa caldo ma il vento ci asciuga il sudore non ce ne rendiamo conto più di tanto e si risale dal 22° al 26° altri 300 mt, cerco per quanto è possibile di risparmiare e arrivo in vetta abbastanza bene, inizia la discesa dal 26° al 33° si torna sui 50 mt slm, qui rimango solo in discesa e mi diverto come un matto, mi piace correre nei sentieri di bosco, estasi totale, non guardo l’ora ho il Garmin ma non lo guardo non voglio vedere il tempo, voglio solo arrivare in fondo a questa avventura prima possibile sì ma soprattutto integro. L’ultimo colle è il Monte della Madonna, in cima c’è il Santuario ma dice che può apparire anche prima e su in 4 km dobbiamo risalire 500 mt, nei boschi silenzio profondo la salita in qualche punto è al limite del ribaltamento, ma non demordiamo, qualcuno mi aveva detto che queste non sono cose da podisti ma da camminatori, non so ma una cosa è certa la fatica è tanta e quella non fa distinzioni, comunque la vetta è conquistata arrivo al Santuario senza avere visioni e giù ancora in discesa, qualche pezzo in asfalto dove le scarpe da Trail non ammortizzano, oggi abbiamo corso sempre nel duro il terreno secco si fa sentire i piedi sotto frizzano, siamo al 38° km qui la parte più dura ultima salita 500 mt con 100 mt di dislivello ma prima la vera trappola: si passa di fianco ad un prato popolato di persone intente a fare il pic-nic domenicale famiglie intere, barbecue accesi e considerate il fatto che sono cinque ore che sono partito e più o meno sono le 13, comunque per mangiare devo tornare a valle, l’ultima discesa sono 3 km micidiali, i quadricipiti si fanno duri, trovo addirittura persone che scendono all’indietro, ma arriviamo all’asfalto, sento la voce dello Speaker, finalmente sono arrivato il crono segna 5 ore e 36 minuti. Vedo mia moglie scuote la testa mi dà del matto ridendo, (lei per fare 21 km ci ha messo quasi 4 ore, più corta sì ma la parte più dura l’ha fatta tutta. Poi doccia, zuppa di verdure, birra e via a casa, però ogni tanto ripenso ai panorami e ai boschi Euganei, sono avventure che rimangono impresse nella mente a vita, emozioni che l’asfalto non mi dava da tempo, sarà che sto invecchiando, ma inizio sempre di più ad apprezzare il silenzio dei boschi rispetto alle chiassose gare in città spesso disturbate da automobilisti incazzati, quasi quasi l’asfalto lo lascio tutto a loro.
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