26 novembre 2017

 

CHI ENTRA E CHI ESCE

 

 
Scritto da   LAURA  FAILLI
   

 

 

Bye bye Club "Super" Marathon!

 

Ricordo quando incontrai Giuseppe Rosati per la prima volta e premetto che di corsa non ne sapevo nulla, tanto da sostenere coi nuovi amici podisti,  "Ma io corro già sai, vado a fare una mezz'oretta di jogging quasi tutti i giorni!" e Il Rosati mi guardava con occhio azzurro scettico e sorriso condiscendente.

E difatti. Prima mia corsa Uisp tesserata TdM: corsa per la Sagra degli antipasti al Ruffolo 2006, allora era di 13 km. Parto nelle retrovie ma molto volitiva e vedo davanti a me due signori anzianotti vestiti di verde, capelli grigi folti, magrolini, gambine apparentemente fragili, che corrono affiancati parlando e scherzando e gesticolando. Dentro di me penso: arriverò tra gli ultimi, ma questi almeno me li metto dietro. Pochi chilometri dopo, tuttavia, ormai scoppiata e ansimante, li vedo sorpassarmi, il loro passo breve e veloce inalterato, sempre parlando come se fossero al bar, non un accenno di fatica sui volti. Quando arrivai, trafelata, loro erano già in fila per gli antipasti. Scoprii poi che si chiamavano Bruno Amerini e Mireno Quartini. Quel giorno imparai che la corsa è anche umiltà e che cliché e pregiudizi è meglio lasciarli nello spogliatoio. 

Nonostante gl'infausti inizi, Il Rosati di cui sopra un bel dì s'avvicinò e mi disse che secondo lui ero in grado di affrontare e portare a termine la maratona. Mi schermii, ma figuriamoci, io fare una maratona, non scherziamo, la Maratona è per gente forte, seria, costante, ambiziosa, va corsa col cervello, oltre che con le gambe, e richiede una preparazione intelligente e faticosa. "E a te quale di queste caratteristiche manca? Per la preparazione ti aiuto io, che sono nel Club Super Marathon e ne ho corse più di 100".

Fu così che venni a conoscenza del Club, i cui soci mi trattarono subito con simpatia, riconoscendomi e salutandomi, anche se io avevo appena iniziato la lunghissima scalata verso le 100 Maratone, che per l'appunto sono l'emblema del Club, anche se per qualche motivo, per me inesplicabile, si viene ammessi già  dopo la cinquantesima 42 k. Forse è perché siamo in Italia e si chiude un occhio, o forse perché è sempre più gratificante, anche per le casse dell'associazione, sbandierare un numero più alto di soci, anche se in seguito ho scoperto che la maggioranza dei podisti con oltre 50 maratone oggigiorno sceglie di NON fare parte del Club.

Ma per me in quegli anni entrare in cotanto senno era diventato un desiderio cocente, un sogno raggiungibile con tanta dedizione e fatica, e quel variegato ed elitario gruppo di uomini e donne apparentemente tutti un po' strampalati, ma ciascuno a modo suo, mi aveva conquistata. Per me l'appartenenza al Club Super Marathon era diventata un traguardo di per sé, di entità non inferiore a quello di riuscire effettivamente a correre così tante maratone.  Tanto è vero che la mia prima maratona fu, nel 2007, Firenze, che si corre proprio oggi con il record di 10.000 iscritti, ma la seconda fu, un mesetto dopo, Calderara.

Calderara, che era costei? chioserà senz'altro chi non è addentro alle cose del Club. Calderara di Reno, sobborgo agroindustriale nell'hinterland della grande Bologna, è il regno del guru Gianfranco Gozzi, che per molti anni del Club è stato il Presidente che, archiviata la preesistente Maratona dei Tre Comuni,  nel 2000 inaugurò una Maratona a giri, con un tracciato che si snoda tra anonimi capannoni e prati gelati, la Maratona di San Silvestro. Qui la maggioranza dei Soci del Club conviene ogni 31 dicembre per salutare l'anno che muore con gli amici di sempre, raccontare le storie delle decine di Maratone completate nell'anno e gioire di averne corse una, due, dieci in più dell'amico-avversario. Qui, più che in ogni altra manifestazione, ho sentito palpabile l'identità del Club e l'emozione e il legittimo orgoglio di farne parte.

E così fu. Raggiunsi il fatidico "traguardo dimezzato" delle 50 maratone (e ultra) in occasione della 50 km di Asolo del 2014 e le effettive 100 maratone alla 50 km di Seregno del 2016, coronando un sogno, ma soprattutto riuscendo realmente a correre tutti quei chilometri. Anche se ricordo che, avvicinandomi timidamente all'allora Presidente Luciano Bigi per chiedergli se potessi avere la canotta del Club e il distintivo delle 50 maratone, mi disse che avrebbe provveduto quando poteva e che comunque oggigiorno fare 50 maratone è alla portata di tutti.

Io, che le avevo fatte nel mezzo di quattro operazioni per carcinoma e sue conseguenze, stetti zitta.

Ma, come vedete, non ho dimenticato.

E, tanto per gradire, nel 2015 ricevetti dal Club il primo premio per essere stata la socia con più chilometri percorsi nell'anno, più di 2300 km.

Però l'incantesimo era rotto, iniziavo a pormi dubbi sulla qualità effettiva dell'appartenenza a questa associazione e fu pertanto con grande emozione e speranza che salutai il neoeletto Presidente Gino Paolo nel 2015. Lui che, "bello di fama", avendo appena corso 110 maratone in un anno, nel suo programma elettorale prometteva innovazioni e cambiamenti epocali.

E cambiamenti ahimè ce ne sono stati, come può avere notato anche solo chi abbia passeggiato per l'Expomaratona di Firenze in questi giorni. Innanzi tutto la presenza stessa del Club, con abbondanza di materiale tecnico in vendita ai soci, a cura della sua segretaria, ché oggi non c'è più solo la tradizionale canotta, ma bandane, manicotti, gonnellini, borse, trolley e quant'altro. Poi la pubblicità alle manifestazioni "organizzate" dal Club, che guardacaso fan tutte capo al presidente. Il tutto reclamizzato come se fosse lo stand della Coca Cola, e non di una ASD, e propagandato anche dallo sgargiante sito del Club, per il quale, un tempo, scrivevo anch'io e, se non dicevo qualcosa di contrario alle idee degli amministratori, venivo pure pubblicata.

Pertanto ben comprendo l'entusiasmo di Tamara Memmi, che su queste pagine ha scritto un articolo emozionate sulla sua meritevole impresa e mi congratulo vivamente con lei, che, si può dire, ho visto crescere come maratoneta. Tuttavia, mi felicito soprattutto per quanto lei ha saputo fare, cioè per le maratone concluse, più che per il suo ingresso nel Club "Super" Marathon, da lei, come da me un tempo, così ambito, e le auguro ancora tante belle maratone e tante soddisfazioni, quelle che la maratona sa dare e di cui anch'io mi sono beata..

In quanto a me, con 133 Maratone e Ultra corse, è giunto il momento di dire bye bye al Club, senza rimpianti, continuando ad ammirare e rispettare gli Amici e le Amiche che vi ho conosciuto, un po' fissati, certo, ma pieni di qualità positive e di tante tante storie da raccontare.

Alla prossima storia!