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Tu, che immerso tra la gente
percorri velocemente
quarantaduemila passi
battendo asfalti e sassi…..
Tu, che nell’anima porti segreta
l’immagine di una tua meta….
Tu che nell’impegno potente
imprimi una nota silente
che raggiunge l’Infinito.
Ora, quasi fosse un mito,
canti alle muse lontane
tutte le verità umane.
In quello spazio dove ogni senso
riflette il richiamo dell’Immenso,
due mani si stringon con vigore,
perchè il mondo capisca l’amore.
<<Una mano vede….. l’altra è non
vedente>>
Una ascolta il vocìo della gente
l’altra, attenta e leggera,
indica al non vedente
la strada vera.
Il mondo quasi inebetito
stenta a capire
questo monito dell’Infinito.
<<Ancora una volta il dolore,
si presenta per insegnare amore>>
Ma tutto è confuso
nell’applauso oggi in uso
e come ogni altra usanza dovuta
s’ammira il Maratoneta e si saluta.
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